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Sorge questo Regio Osservatorio fra li due fiumi, Secchia e Panaro, che scorrono poco lungi quello da occidente a settentrione e quello da mezzogiorno a levanti, diretti a scaricare nel Po le loro acque, di che son copiosi a primavera e nel verno per grandi piogge o al disciogliersi delle nevi dell’Appennino, e restandone quasi affatto privi nella parte inferiore dell’alveo, allorché nella stagione del calore e della siccità le acque superiori ne vengon tratte e condotte per canali a oggetto di mulini ed irrigazioni
L’Osservatorio Geofisico di Modena
L'Osservatorio Geofisico di Modena è una delle istituzioni storiche dell'Università di Modena e Reggio Emilia.
Attualmente è gestito e fa parte del Dipartimento di Ingegneria “Enzo Ferrari”.
Responsabile scientifico: Prof. Sergio Teggi
Responsabile tecnico: Luca Lombroso
Staff Osservatorio: Francesca Despini, Sofia Costanzini
I 200 anni dell'Osservatorio Geofisico
Dal 1826 al 2026, osservazioni astronomiche, poi meteorologiche e geofisiche. Festeggiamo insieme questa ricorrenza!
News
Rapporto Climatologico – giugno 2026 – Osservatorio di Modena
Sintesi Giugno 2026 rappresenta uno degli episodi di caldo più eccezionali dell’intera serie storica dell’Osservatorio Geofisico di Modena. Pur senza stabilire il record assoluto della temperatura massima giornaliera, il mese supera numerosi primati climatici grazie alla straordinaria persistenza dell’ondata di calore, che ha interessato gran parte della seconda metà del mese. La temperatura media mensile di 27.6 °C, superiore di 4°C alla media climatologica 1991-2020 e la più elevata dell’intera serie iniziata nel 1861. Il violento sistema temporalesco della sera del 29 giugno, sviluppatosi in modo molto più intenso del previsto, ha determinato un sensibile raffreddamento che ha leggermente ridimensionato alcuni indicatori finali (temperatura media del mese e della terza decade). In assenza di tale episodio i valori sarebbero risultati probabilmente ancora più elevati. Si ricorda che presso l’Osservatorio Geofisico le temperature sono misurate nella storica balconata meteorologica. Le caratteristiche di questa esposizione tendono a determinare temperature minime leggermente più elevate e temperature massime leggermente più contenute rispetto a una stazione installata su prato. Tuttavia, è proprio questa la serie osservativa di riferimento dell’Osservatorio, omogenea dal 1861, che consente confronti climatici coerenti sull’intero arco temporale di oltre 160 anni. Confronto con i principali anni di riferimento Indicatore2003201920252026Temperatura media di giugno (°C)27.526.427.427.6 🏆Temperatura minima media (°C)22.822.022.822.8Temperatura massima del mese (°C)36.438.2 🏆36.337.8Giorni con Tmax ≥30 °C231725 🏆21Giorni con Tmax ≥35 °C51310 🏆Giorni consecutivi con Tmax ≥35 °C31110 🏆Temperatura media III decade (°C)27.828.129.531.1 🏆Notti tropicali (Tmin ≥20 °C)272428 🏆24 I principali risultati Giugno più caldo della serie storica Temperatura media mensile 27.6°C superando il precedente record del 2003 (27.5°C). Decade più calda dell’intera serie La III decade di giugno registra una temperatura media di 31.1°C che costituisce la più elevata mai osservata in qualsiasi decade dell’anno nella serie storica dell’Osservatorio (1861-2026), superando perfino le decadi più calde di luglio e agosto. Per la prima volta la decade più calda dell’anno cade nel mese di giugno. Record di giornate con Tmax ≥35°C Sono state registrate 10 giornate contro il precedente record di 5 nel 2003. Il precedente primato viene quindi praticamente raddoppiato. Sequenza eccezionale di giorni molto caldi Dal 20 al 29 giugno sono stati registrati 10 giorni consecutivi con temperatura massima ≥35°C. Il record assoluto della serie rimane quello dell’agosto 2003 con 11 giorni consecutivi, ma giugno 2026 rappresenta: la più lunga sequenza mai osservata nel mese di giugno; una delle più lunghe dell’intera serie storica. Temperatura massima La temperatura massima del mese è stata 37.8°C registrata il 29 giugno. Si tratta della seconda temperatura più elevata mai registrata nel mese di giugno. Resistono: il record di giugno (38.2°C, 27 giugno 2019); il record assoluto della serie (38.5°C, 29 luglio 1983). Temperature minime e notti tropicali Anche le temperature minime hanno evidenziato la persistenza dell’ondata di calore. Nel corso del mese sono state registrate 24 notti tropicali (temperatura minima non inferiore a 20 °C), un valore inferiore ai record del 2025 (28 notti) e del 2003 (27 notti), ma comunque tra i più elevati dell’intera serie storica dell’Osservatorio. Di particolare rilievo è invece la temperatura minima assoluta del mese. Nella notte tra il 26 e il 27 giugno la temperatura non è scesa sotto i 28.1 °C, stabilendo il nuovo record di temperatura minima più elevata mai registrata nel mese di giugno presso l’Osservatorio Geofisico di Modena. Un valore di questa entità testimonia l’eccezionale accumulo di calore nei bassi strati dell’atmosfera e il mancato raffreddamento notturno, uno degli aspetti più rilevanti delle moderne ondate di calore. Situazione al Campus DIEF Anche la stazione meteorologica del Campus DIEF in Via Vivarelli 10 a Modena conferma l’eccezionalità del giugno 2026. Con una temperatura media mensile di 26.4°C e una temperatura media della terza decade di 29.7°C, il mese e la decade risultano i più caldi dell’intera serie (dal 2010). Il 29 giugno è stato inoltre registrato il nuovo record assoluto di temperatura massima della stazione, con 38.3°C. Nel corso del mese si sono osservate 21 giornate con temperatura massima ≥30°C e 13 con temperatura massima ≥35°C, confermando che l’ondata di calore ha interessato in modo eccezionale anche un sito su prato, meno influenzato dall’isola di calore urbana. Interpretazione climatologica Il giugno 2026 dimostra come l’eccezionalità di un’ondata di calore non sia determinata esclusivamente dalla temperatura massima assoluta raggiunta, ma anche dalla sua durata e dalla persistenza di temperature elevate sia di giorno sia durante la notte. Sotto questo aspetto, giugno 2019 rimane il riferimento per il picco assoluto di temperatura, mentre giugno 2026 si distingue per la durata e la persistenza dell’evento, caratteristiche che descrivono molto meglio il carico termico complessivo subito dal territorio. Dal punto di vista climatologico risultano particolarmente significativi: il nuovo record della temperatura media del mese; il nuovo record della temperatura media della terza decade; il numero eccezionale di giornate con Tmax ≥35°C; la lunga sequenza di giornate molto calde; le temperature minime eccezionalmente elevate nella fase culminante dell’evento, culminate con il nuovo record di temperatura minima più alta mai registrata in giugno (28.1 °C). Sono questi gli indicatori che descrivono l’eccezionalità dell’evento molto meglio del semplice record della temperatura massima. I numeri del giugno 2026 IndicatoreValore🌡️ Temperatura media del mese27.6°C🔥 Temperatura media III decade31.1°C🌙 Notti tropicali (Tmin ≥20 °C)24🌡️ Temperatura minima più elevata28.1 °C (record di giugno)☀️ Giorni con Tmax ≥30°C21🔥 Giorni con Tmax ≥35°C10📈 Giorni consecutivi ≥35°C10🌡️ Temperatura massima37.8°C (2° valore di giugno) Conclusione Giugno 2019 resta il mese del record assoluto di temperatura massima. Giugno 2026 entra invece nella storia dell’Osservatorio Geofisico di Modena come il mese della persistenza del caldo, con il giugno più caldo della serie, la decade più calda mai osservata, un numero senza precedenti di giornate molto calde e temperature minime eccezionalmente elevate, culminate con il nuovo record della minima più alta mai registrata nel mese di giugno. L’insieme di questi indicatori evidenzia come l’eccezionalità dell’evento sia stata determinata soprattutto dalla sua intensità e dalla sua straordinaria persistenza, sia nelle ore diurne sia durante quelle notturne.
Online il Seminario su COP30
Online il seminario su COP30 – UNIMORE a COP30 È ora disponibile la registrazione del Convegno del 17 dicembre 2025 dal titolo: UNIMORE a COP30 – Belém, Brasile Cosa è successo in Amazzonia: il Side Event UNIMORE, criticità e risultati del negoziato sull’applicazione dell’Accordo di Parigi sul clima. Introduzione a cura di Prof. Sergio Teggi Prof.ssa Anna Maria Ferrari Con Luca Lombroso – Osservatorio Geofisico, Dipartimento di Ingegneria “Enzo Ferrari”, Università di Modena e Reggio Emilia Prof. Roberto Lucchini – Dipartimento di Scienze Biomediche, Metaboliche e Neuroscienze, Università di Modena e Reggio Emilia, Coordinatore del Side Event UNIMORE al Padiglione Italia Un racconto diretto dai delegati UNIMORE alla COP30 di Belém: l’atmosfera nel cuore dell’Amazzonia, il ruolo delle comunità indigene, della società civile e della scienza, e ciò che è emerso dal negoziato. E’ stato presentato il Side Event UNIMORE “Amazon & Heat: Community-First Climate–Environment–Health Action from the Amazon Basin to Africa & Europe”, con focus sulle criticità ambientali e sanitarie e sulle proposte avanzate ai negoziatori. Un’occasione per comprendere da vicino il funzionamento delle Conferenze delle Parti sui cambiamenti climatici, i risultati e i limiti del negoziato, e il ruolo di UNIMORE come Observer accreditato all’UNFCCC. Guarda la registrazione Clicca qui
Meteo Pillole e Curiosità
6 Maggio 1861
Le previsioni per domenica 5 maggio 2019 parlano di pioggia per la città di Modena con possibilità di nevicate però anche a basse quote… In attesa di vedere se domani ci sveglieremo con qualche fiocco bianco (ovviamente in mezzo a tanta pioggia), torniamo un pò indietro nel tempo…. Per vedere la neve a maggio a Modena bisogna tornare al 6 maggio 1861, giornata in cui l’allora Direttore dell’Osservatorio Geofisico annotava: Dalla mezzanotte del 5 fino alle 2 h del 6 neve copiosa, che raggiunse l’altezza di 10 centimetri. Alla neve tenne dietro la pioggia. I rami di molti alberi si ruppero per il soverchio peso della neve. Nel mattino del 6 i tetti rimasero coperti fin verso le 10 h. Alle 14 h era scomparsa ogni traccia di neve. Pietro Tacchini, 6 maggio 1861
Alcune note di aprile degli anni passati
La notte scorsa brina e di mattina qualche bruscolo di neve..24 Aprile 1855 A Modena vento forte. Segnalato a Fiumalbo forte uragano, tuoni, lampi, pioggia dirotta, neve per 20 e più cm, vento impetuoso.27 Aprile 1881 Temporale con grandine rada e grossa, alle 2.34 del pomeriggio era allo stato deliquescente.20 Aprile 1884
Un po’ di Storia
L'Osservatorio Geofisico fu istituito nel 1826 per volere del Duca Francesco IV d’Este che concesse in uso perpetuo gratuito la torre di levante Palazzo Ducale per l’istituzione, allora, di un Osservatorio Astronomico.
Nel corso degli anni, subì una lunga evoluzione sia per il mutare degli interessi scientifici sia per i fatti storici intercorsi, dall’Unità d’Italia alle guerre Mondiali, divenendo prima Osservatorio Meteorologico quindi Geofisico.
Anche oggi, pur con i nuovi interessi ambientali, mantiene la denominazione originale (Osservatorio Geofisico) perché è quella che più si addice e con la quale è nota ai modenesi e non solo.
Fin dalla nascita, oltre alle osservazioni degli astri, venivano annotate anche le condizioni e osservazioni meteorologiche originando così la serie storica meteoclimatica di Modena. Questa serie rappresenta il filo conduttore dell'unione del passato col presente ed è una delle più lunghe e ininterrotte d’Italia, tanto da essere stata oggetto di varie pubblicazioni nel corso del tempo. Essa rappresenta quindi un bene di notevole interesse storico, scientifico e culturale. Peraltro l’Osservatorio Geofisico di Modena è uno dei pochi, in Italia, che continua ad esistere ed operare e ad eseguire le misure nel medesimo sito di origine.
Attualmente le osservazioni sono state ampliate a varie altre grandezza meteorologiche, geofisiche e ambientali e sono effettuate anche in altre stazioni nel territorio modenese e reggiano che confluiscono nella rete locale di osservazioni gestita presso il LARMA (laboratorio di Analisi, Rilevamento e Monitoraggio Ambientale) nella sede di via Vivarelli del Dipartimento di Ingegneria “Enzo Ferrari”.
Le osservazioni meteorologiche e geofisiche costituiscono un elemento essenziale per molti settori di ricerca dell'Università di Modena e Reggio Emilia, alcune delle quali sono descritte nella sezione Ricerche.
La sede storica dell'Osservatorio Geofisico, presso il torrione di levante di Palazzo Ducale, ha anche al suo interno un Museo Astronomico e Geofisico che raccoglie il notevole patrimonio storico museale dell’Osservatorio. I manoscritti delle osservazioni, libri e documentazione storica, strumenti scientifici del XIX-XX secolo astronomici, meteorologici, geofisici, ottici ecc sono parte integrante dell’Osservatorio Geofisico.


