Oggi l’Osservatorio Geofisico di Modena continua a svolgere attività scientifica, divulgativa e di monitoraggio meteorologico, mantenendo viva una tradizione iniziata quasi due secoli fa. Accanto alla conservazione del patrimonio storico, l’Osservatorio utilizza moderne tecnologie per lo studio del clima, dell’atmosfera e dell’ambiente urbano.

L’Osservatorio è dotato di due stazioni meteorologiche automatiche professionali (AWS, Automatic Weather Station). La prima stazione automatica entrò in funzione nel 1989 e fu completamente rinnovata nel 2002; nel 2005 venne installata una seconda stazione di backup per garantire la continuità delle osservazioni. I parametri monitorati comprendono temperatura dell’aria, umidità relativa, pressione atmosferica, precipitazioni, neve fresca, radiazione solare, radiazione UV, durata del soleggiamento, vento, nuvolosità e visibilità. A queste si aggiungono webcam meteorologiche utilizzate per l’osservazione delle nuvole e delle condizioni atmosferiche sul territorio modenese.

Le misure vengono controllate quotidianamente dal personale tecnico e scientifico dell’Osservatorio, che si occupa anche della manutenzione e della calibrazione periodica della strumentazione. Tutti i dati raccolti, insieme ai registri storici digitalizzati, confluiscono in un archivio meteorologico che conserva osservazioni continue dal XIX secolo fino ai giorni nostri. Nel corso dei decenni le modalità di archiviazione si sono evolute insieme alla tecnologia: dalle schede perforate ai floppy disk, fino agli attuali database digitali open source collegati in rete.

La stazione meteorologica della Torre dell’Osservatorio rappresenta un punto di misura particolarmente importante perché documenta il microclima del centro storico di Modena e permette di confrontare il clima urbano moderno con quello del passato. Accanto alla stazione storica, l’Osservatorio coordina o utilizza altre stazioni meteorologiche installate sul territorio modenese e in diversi contesti ambientali, dalle aree urbane alla montagna, fino a collaborazioni internazionali come quella attiva nella riserva Karen Mogensen in Costa Rica.

Le attività di ricerca riguardano soprattutto lo studio del clima urbano, delle ondate di calore, degli eventi meteorologici estremi e dei cambiamenti climatici. Le lunghe serie storiche dell’Osservatorio permettono infatti di analizzare come il clima di Modena sia cambiato nel corso degli ultimi due secoli, offrendo dati fondamentali per la ricerca climatologica internazionale.

Tra gli strumenti divulgativi più recenti utilizzati dall’Osservatorio vi sono le Warming Stripes (“strisce del riscaldamento”), ideate dal climatologo Ed Hawkins.

Le Warming Stripes rappresentano graficamente l’andamento delle temperature medie annuali nel tempo attraverso una sequenza di strisce colorate: le tonalità di blu indicano anni più freddi della media climatica, mentre le tonalità rosse rappresentano anni più caldi. Osservando la successione dei colori è possibile cogliere immediatamente il progressivo aumento delle temperature.

Le Warming Stripes esposte in questa postazione sono state realizzate utilizzando i dati storici dell’Osservatorio Geofisico di Modena. Nella parte più antica della serie prevalgono le tonalità fredde, mentre negli ultimi decenni dominano sempre più i colori rossi intensi, evidenziando il riscaldamento osservato anche a scala locale. Il grafico mostra inoltre come gli anni più recenti siano tra i più caldi dell’intera serie storica, con temperature medie nettamente superiori rispetto a quelle registrate tra Ottocento e inizio Novecento.

Questa semplice rappresentazione visiva è oggi utilizzata in tutto il mondo per comunicare in modo immediato gli effetti del cambiamento climatico globale e l’importanza delle osservazioni meteorologiche a lungo termine.