Negli anni successivi alla Seconda guerra mondiale l’Osservatorio Geofisico di Modena attraversò una fase complessa ma riuscì gradualmente a riprendere le proprie attività di osservazione, ricerca e didattica. Dal 1951 il giovane assistente Carlo Depietri, insieme a Luigi Barbanti Silva, rilanciò lo studio delle lunghe serie storiche meteorologiche dell’Osservatorio, applicando nuovi metodi statistici all’analisi di temperatura, precipitazioni, pressione atmosferica ed eliofania.

Negli anni Sessanta l’attività scientifica si ampliò verso discipline allora molto innovative, come la geofisica ambientale e lo studio della grandine. L’improvvisa scomparsa di Carlo Depietri nel 1968 rappresentò un duro colpo per l’Osservatorio, che negli anni successivi affrontò difficoltà economiche, logistiche e strutturali, arrivando perfino a rischiare la chiusura.

Nonostante ciò, nei primi anni Settanta venne allestita la prima sala museale e iniziò un’importante opera di catalogazione e conservazione degli strumenti storici. Grazie all’impegno di ricercatori, tecnici e osservatori meteorologici, le misure non furono mai interrotte, preservando una delle più lunghe serie climatiche italiane.

Negli anni Ottanta l’Osservatorio visse una nuova fase di crescita scientifica. Un gruppo di giovani ricercatori avviò il recupero e la digitalizzazione dei dati meteorologici storici, in un periodo in cui l’informatica utilizzava ancora schede perforate e floppy disk. Le analisi delle serie climatiche modenesi permisero di individuare alcune delle prime evidenze locali del cambiamento climatico e dell’effetto dell’isola di calore urbana.

Con il prof. Renato Santangelo si modernizzarono progressivamente le strumentazioni e si intensificarono le ricerche legate alla meteorologia satellitare. Accanto agli strumenti tradizionali comparvero i primi sistemi elettronici automatici per la misura di temperatura, pressione, vento, umidità e precipitazioni. Nel 1988 venne installata la prima stazione meteorologica automatica dell’Osservatorio, un passaggio fondamentale che consentì di continuare le osservazioni anche mentre la storica Torre iniziava a manifestare gravi problemi strutturali.

Negli stessi anni si sviluppò anche l’attività di previsione meteorologica. Le immagini dei satelliti Meteosat e NOAA, insieme ai dati meteorologici ricevuti via radio, permisero all’Osservatorio di elaborare bollettini previsionali destinati ai giornali, alle radio, alle televisioni locali e ai servizi pubblici. L’Osservatorio fu inoltre tra i primi enti italiani a dotarsi di un sito internet dedicato alla meteorologia e di una webcam cittadina.

Tra gli anni Ottanta e Novanta la Torre attraversò una lunga stagione di degrado e restauri. Crepe, cedimenti strutturali, terremoti e lunghi cantieri portarono alla chiusura al pubblico dei locali storici. Nel 1999 un incendio colpì gravemente la parte alta dell’Osservatorio durante alcuni lavori sul tetto. Nonostante questo, le osservazioni non vennero mai interrotte grazie alla determinazione dei tecnici e dei ricercatori che continuarono a mantenere attive le misure meteorologiche.

Dal 2012 l’Osservatorio è gestito dal Dipartimento di Ingegneria “Enzo Ferrari” di Unimore ed è stato avviato un importante progetto di riqualificazione finalizzato alla conservazione delle storiche serie di dati meteorologici e alla restituzione degli spazi al pubblico e alla comunità scientifica. Dopo i danni causati dal sisma del 2012, tra il 2017 e il 2019 i locali sono stati sottoposti a un ampio intervento di restauro e messa in sicurezza che ha permesso di recuperare sale storiche, decorazioni e spazi espositivi.

Il 17 aprile 2019 l’Osservatorio restaurato è stato nuovamente inaugurato e riaperto al pubblico. Le sale museali sono state riallestite per accompagnare i visitatori attraverso le diverse epoche di attività dell’Osservatorio, mostrando strumenti storici, registri meteorologici e moderne tecnologie di monitoraggio atmosferico.

Nel 2020 l’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO) ha conferito all’Osservatorio Geofisico di Modena il riconoscimento di “Long-Term Observing Station”, attribuito alle stazioni meteorologiche con oltre cento anni di osservazioni continuative e dati di elevata qualità scientifica. Si tratta di un riconoscimento internazionale che sottolinea l’importanza delle lunghe serie storiche per lo studio del cambiamento climatico globale.

Anche durante la pandemia da SARS-CoV-2, tra il 2020 e il 2021, le osservazioni meteorologiche non si sono fermate: le moderne centraline automatiche collegate in rete hanno permesso di controllare e supervisionare i dati anche da remoto.